2013 Tirreno-Adriatico

E’ il quarto giro proposto dal nostro gruppo ciclistico. Dopo Bedonia, Tenerife e la Sicilia orientale 2012  è la volta  dell’Italia centrale. L’idea originaria era quella di andare in Corsica ma il  trasferimento con il traghetto e il faticoso percorso  ci costringono a rimandarlo. Un tour più turistico riceverebbe più consensi: la Tirreno-Adriatico per esempio. Raggiungeremo Cecina con un pulmino opportunamente noleggiato. Qui inizierà  l’interessante pedalata alla scoperta della storia, della gastronomia e del paesaggio di tre regioni  tra le più belle d’Italia. Il tour ci permetterà di liberare i nostri sensi alla scoperta dei  paesaggi della Toscana e del verde dell’Umbria. Gustare i piatti tipici specialmente a Volterra, Pienza e Norcia ed ascoltare le persone  che incontreremo giustamente stimolate dal nostro curioso gruppo. Dopo aver raggiunto Macerata risalirem o in pullman per tornare a casa senza tralasciare la visita di Recanati e Loreto.  Ok, scelta la meta, va programmato l’itinerario. Con Mariano decidiamo il chilometraggio da distribuire in sei giorni e fissiamo le tappe. Siamo sette ciclisti più un nostro amico che ci fa da autista.

13.5.2013 Cecina-Volterra. –  La sr 68 lungo la val di Cecina è il primo assaggio dell’asfalto toscano. Arriviamo a Volterra passando da Saline nel tardo pomeriggio dopo una salita di dieci chilometri. Attraverso la porta di San Francesco oltrepassiamo le mura. Il Battistero e la piazza del comune soddisfano le nostre curiosità poi ci aggiriamo nelle viuzze del centro attorniati da pochi turisti alla ricerca di un caffè. Prima di uscire dalla città chiediamo notizie all’ufficio del turismo perché sembra ci sia una frana sul nostro percorso. Gabrio alla guida del transit dovrà affrontare una salita impervia mentre noi prenderemo la sp 15 alla ricerca dell’agriturismo Santa Vittoria seminascosto in cima alla collina. Mentre aspettiamo l’arrivo del proprietario facciamo un giro intorno al casale. Uno strano fabbricato seminascosto racchiude un allevamento di circa ottocento piccioni. Sergio, ex ornitologo, spiega le loro abitudini e resto colpito dal fatto che una coppia, una volta formatasi, rimane fedele per sempre. L’ultimo sole ci fa compagnia in attesa dell’assegnazione delle camere e del figlio di Gianni che arriva da Pisa e cenerà con noi. Alle 20 puntuali ci mettiamo a tavola. Durante la cena la conversazione scivola veloce sulle curiosità della giornata aiutata dal buon vino. Dopo l’antipasto, ordino un piatto di ravioli al tartufo, i miei compagni, invece, scelgono i pici con ragù d’istrice il tutto completato con  tagliata di chianina. Visibilmente soddisfatti facciamo i complimenti alla cuoca. Per finire in bellezza salta fuori la chitarra di Mimmo che insieme a Gianni coinvolgono i presenti in un revival di canzoni anni sessanta.  Mappa Cecina-Volterra

Ci ha ospitato l’agriturismo Santa Vittoria

14.5 Volterra-Siena. – “Buongiorno”, “ciao”, risponde Sergio, per una settimana mio compagno di camera “come hai dormito?”, “abbastanza bene, ma sono già sveglio dalle sei”. Insieme abbiamo trascorso l’intera gioventù.  La passione per la bici ci fa pedalare ogni sabato e domenica insieme  ad altri amici della Santambrogio. Breve aggiornamento sulle vicende dei nostri conoscenti prima di definire l’uso del bagno. Alle otto ci riuniamo al gruppo per la colazione e diamo un’occhiata alle cartine con la lunghezza e le altimetrie della giornata. La tappa non lunghissima ci rallegra. Foto ricordo con la signora-cuoca dell’agriturismo poi si parte. E’ domenica mattina, le strade sono a traffico zero, la campagna dorme ancora.  San Gimignano la prossima fermata non viene raggiunta attraverso la trafficata Val d’Elsa ma per paesi e strade deserte che neanche i volterrani conoscono. Arrivo nella città medievale con numerose torri e palazzi. La sosta ci permette di  scambiare quattro chiacchiere con i turisti incuriositi dalla nostra tenuta. Salita a piedi  della scalinata della Collegiata e poi discesa in bici verso Poggibonsi.  Qualche difficoltà per uscire dalla città ci viene risolta da una pattuglia della polizia stradale molto gentile. Troviamo la Ss 222 considerata di grande interesse paesaggistico per via dei vigneti che ci condurrà verso Siena. E’ mezzogiorno quando entriamo in Castellina in Chianti. Un ristorantino sulla via principale con tavoli all’esterno fa al caso nostro. Le nostre cavalcature di carbonio sono appoggiate bene in vista durante il pranzo  e la vista del passeggio. Dopopranzo la pedalata continua disturbata dalla calura passando tra filari e piante che cominciano a non fare più ombra. Con sorpresa la periferia di Siena è sempre più vicina ma è troppo presto per raggiungere l’approdo così il “comitato” decide di puntare verso piazza del Campo. Primo approccio con Siena con foto ricordo. Ritorniamo all’accogliente hotel Sangallo. La doccia e un po’ di riposo ci mettono di buon umore. La serata continua  risalendo in città alla ricerca di un posteggio e del  ristorante Papei. Lo troviamo alle spalle di piazza del Campo. Gremito di clienti e apparecchiato all’esterno. Il  proprietario e i camerieri sono sorpresi del nostro tour in bici e chiedono notizie del nostro varesotto. Menù: crostini misti, pici ai funghi, tagliata di manzo con rucola e grano, cantucci fatti in casa con vin santo. Giudizio: abbastanza  soddisfatti. Mappa Volterra-Siena

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Ci ha ospitato l’Hotel Sangallo

15.5 Siena-Pienza. – Apro gli occhi prima che i raggi del sole attraversino le persiane. I miei pensieri corrono al  percorso che da Siena porta fuori città. Cerco di ricordarmi il punto cruciale: trovare la strada del Ruffolo che ci condurrà verso Taverne d’Arbia.

Dal Park Hotel Sangallo sette ciclisti carichi di entusiasmo procedono in direzione della stazione ferroviaria accompagnati dal forte traffico del mattino. La strada del Ruffolo in direzione dell’imbocco della Lauretana rimane nascosta ma non ci sfugge. Qui inizia la superba Ss 438,  in assoluto da consigliare agli amici delle due ruote. L’itinerario ha due motivi interessanti: le crete senesi e le colline con i casali raggiungibili da strade sterrate con cipressi ai fianchi. Non visitiamo Asciano ma subito in salita all’uscita del paese avviene qualcosa d’insolito.  Distanzio il pulmino guidato da Gabrio, dietro gli altri. Sono le dieci del mattino di una giornata soleggiata. Niente auto in giro. Gli odori della campagna si mischiano con le vigne e gli uliveti.  Pedalare è un piacere che aiuta a pensare specialmente in un ambiente come questo. Affianco Sergio e ricordiamo i tempi quando eravamo giovani. La magia è interrotta dall’incontro con una pittrice ai margini della strada mentre ritrae le crete. Mi accorgo di essere vicino all’abbazia  di Monte Oliveto Maggiore dove sostiamo per una breve visita. Proseguiamo a forte velocità in direzione Buonconvento da dove risaliamo dolcemente accompagnati dai vigneti verso Montalcino.  Il gruppo si divide, con Sergio, Mimmo e Gianni visitiamo una cantina del prezioso vino.  Alle 14 lasciamo il blasonato paese tuffandoci in  una lunga discesa fino a Castelnuovo dell’Abate dove facciamo visita all’Abbazia di S. Antimo. Il Monte Amiata sullo sfondo fa da contorno.   Risaliamo verso Castiglione d’Orcia e ci prendiamo un gelato a Bagno Vignoni accanto alla piscina d’acqua termale. Per chiudere la giornata dobbiamo trovare il tratto non asfaltato  che ci porterà all’agriturismo Casalpiano di Monticchiello.

E’ una magnifica serata con un taglio di luce perfetto sul casale quando figlia segretaria e madre cuoca ci accolgono e ci assegnano le camere. Facciamo la doccia e ci diamo appuntamento alle 19 per raggiungere Pienza posta in cima alla collina. Breve giro della città fatta costruire da papa Pio II come luogo ideale di progettazione urbanistica nonché patrimonio dell’Unesco. Ritorniamo in fretta all’agriturismo richiamati da un forte appetito con una piacevole novità. Ci troviamo a cenare con i proprietari della fattoria in un’enorme sala da pranzo  con un ampio camino  sullo sfondo.  Menu concordato: ribollita, lasagna al ragù di chianina, pollo arrosto, pecorino, verdure, bevande incluse. Cominciamo ad assaporare la ribollita che qui chiamano minestra di pane (senza il cavolo nero ma con bietole) e proseguiamo con lasagne fatte in casa e con polli arrosti ruspanti. Tutti gli  ingredienti sono rigorosamente a chilometro zero compreso il vino. Ci scambiamo  pareri sul prezzo della mietitrebbia, momento della semina del grano, crisi del turismo e loro fatiche. Famosa la frase del capofamiglia: “Meglio che faccia buio in fretta così posso riposare più a lungo”. Anche Vittorio che non sta bene, rincuorato dalla signora, alla fine sorride. Una giornata da incorniciare con una nota di merito per la famiglia dell’agriturismo Casalpiano per la cordialità con cui ci ha  accolto, sfamato e coccolato. Voto: 9. Mappa Siena_pienza

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Sistemazione presso l’Agriturismo Casalpiano

16.5 Pienza-Todi. – Sveglia con sguardo veloce al cell, l’app meteo con un bel sole mi tranquillizza.  Un’occhiata alla cartina che mostro a Sergio in formissima ci mette di buon umore. I chilometri oggi saranno 130 con dislivello totale di 1800 metri. Mica male. Troviamo già pronta la colazione con prodotti dell’agriturismo nella sala da pranzo. Prima che il fattore vada nel campo Gianni non si lascia scappare l’ultima intervista. I nostri ‘destrieri a due ruote’ coperti di rugiada ci aspettano impazienti appoggiati al muro. Controllo pressione gomme,  pulizia e oliatura catena e alle 8.30 partenza con mamma cuoca e figlia segretaria che ci salutano calorosamente.  Lasciamo la Toscana per l’Umbria dove verificheremo il famoso  verde. Purtroppo Vittorio non sta bene, ieri sera prima di andare a letto aveva qualche linea di febbre, decide di non salire in bici ma di far compagnia a Gabrio sul pulmino. Subito salita verso Monticchiello poi discesa su Chianciano Terme. Il paesaggio cambia, spariscono le vigne e il bosco affianca la strada. Attraversiamo Chiusi e prendiamo la strada per Città della Pieve. Breve visita della città con particolare attenzione ad una pala del Perugino seminascosta in una cappella sconsacrata lungo la via principale.  E’ mezzogiorno quando lo stomaco brontola, qualche panino in fretta  tacita la fame. Ci rimettiamo in sella sotto un sole cocente. La nostra prossima sosta avverrà ad Orvieto con  passaggio del gran premio della montagna a Ficulle posto a 530 metri. Ci sono i primi ammutinamenti. Qualcuno è stanco e non vorrebbe salire alla visita del duomo. Alla fine tutti votiamo per raggiungere Orvieto Alta perchè ne vale la pena. La vista del Duomo ci lascia a bocca aperta dallo stupore. E’ il momento in cui le vie si popolano per il passeggio serale e ci mettiamo alla ricerca di un meritato gelato. Usciamo dal centro e d’un fiato completiamo gli ultimi 30 chilometri verso Todi. Senza fatica troviamo il nostro hotel. Purtroppo le condizioni di salute di Vittorio peggiorano e Mariano decide di chiamare la guardia medica. Sembra una bronchite, il nostro amico  ha la febbre e non se la sente di cenare. Un po’ tristi scendiamo al  ristorante con un’atmosfera soft. Il menu della cena soddisfa le nostre esigenze. E’ tardi quando visitiamo la città illuminata dai lampioni.  Non si cammina molto, siamo stanchi e  l’ora di guadagnare il letto per riposare supera la nostra curiosità. Mappa Pienza-Todi

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Sistemazione presso l’Hotel Villa Luisa

17.5 Todi-Norcia. – Sveglia alla solita ora ma all’appello qualcuno marca visita.  Partenza da Todi alle 8.30 e ricerca della strada giusta per Acquasparta non proprio facile. Cambia completamente il paesaggio che sembra quello prealpino. Durante il  giro cicloturistico Alla scoperta delle radici(1)  ho già visitato la città e suggerisco di non fermarci.  Alle 10 arriviamo a Spoleto e  risaliamo i vicoli.  Sorpresa: davanti al Duomo alcuni macchinisti stanno preparando la scena per girare la fiction Don Matteo. L’appuntamento con il cinema si ripete,  già l’anno scorso a Marina di Ragusa avevamo pranzato nello stesso ristorante con il commissario Montalbano. In un angolo della famosa piazza salta fuori Terence Hill rincorso da numerose fans. Il famoso attore non può evitare i nostri flash e qualcuno pregusta già la copertina di Lombardia Oggi. I curiosi sono invitati a lasciare la piazza quindi  non ci resta che prendere possesso di alcune panchine in un angolo delizioso poco distante con vista mozzafiato sulla città. A mezzogiorno lasciamo Spoleto sotto un cielo nuvoloso, dobbiamo trovare  la Ss 395 che attraverso Forca di Cerro ci faccia raggiungere la Valnerina. Trovare un percorso accanto al fiume e lontano da tratti superveloci sarebbe la nostra aspirazione. Siamo accontentati, troviamo la strada giusta al momento giusto dietro un cimitero: deserta in salita e immersa nel famoso verde.  A 659 metri si scollina con breve sosta. In senso opposto sta arrivando un ciclista solitario. “Scusi è giusta la strada per Cerreto di Spoleto” la nostra domanda non cade nel vuoto. “Se volete vi accompagno”. E’ un medico di Foligno con la nostra stessa passione. Inverte la direzione e a metà discesa si ferma per mostrarci Piedipaterno, un paesino seminascosto ma delizioso. In poco tempo raggiungiamo Cerreto che diventa il  luogo della nostra separazione. Prima di salutarci Mimmo ne approfitta per farsi ascoltare il polso. Viene tranquillizzato. Il fiume Nera ci accompagna per un tratto poi deviamo per Norcia che raggiungiamo in serata  benevolmente sorpresi dalla tipologia del BestWestern Hotel Salicone. Ci alloggia un albergo dove fanno tappa squadre di ciclismo. Come un vero team ci portiamo in camera sorpresi dal comfort di una vasca idromassaggio. L’accordo per andare al ristorante verso le 20 è preso a maggioranza. Prima però facciamo visita alla città famosa per le lenticchie, i prosciutti e i tartufi. Mentre scende la sera sulla Chiesa di San Benedetto la gente chiacchiera nella piazza e i bottegai abbassano le saracinesche. I crampi del nostro stomaco però reclamano così cerchiamo il luogo dove sfamarci. Il ristorante prenotato da Mariano si trova nel centro storico, è molto grande ed ha diverse sale antiche con volte a crociera, sedie in cuoio ed arazzi. Si chiama Granaro del Monte e una volta era un magazzino per il deposito del grano oltre ad essere stato un Monte di Pietà. La cena con antipasto di norcinerie e a seguire piatti tipici del territorio è servita velocemente. Ottimo l’ambiente e il servizio. I camerieri fanno a gara per raddoppiare le nostre portate di pasta consapevoli della nostra necessità di carboidrati. Intanto fuori piove a dirotto quando alla fine della cena gentilmente la proprietaria del ristorante ci fa accompagnare in pulmino all’albergo per non farci bagnare. In camera prima di chiudere gli occhi arrivano le cattive news sulle condizioni del tempo che all’indomani ci aspetteranno. Recensione: la sistemazione dell’hotel è adatta ai corridori e il ristorante accogliente e funzionale mette a proprio agio i commensali.

(1) Tradizionale appuntamento cicloculturalenogastronomico organizzato da Libero Donati, Segni etruschi …per “bici curiosi”, Varese, km 550, 21-30 aprile 2012, da Ancona a Pisa passando da Spoleto, Viterbo, Tarquinia, Grosseto, Massa Marittima, Volterra. Mappa Todi-Norcia

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Sistemazione presso il BestWestern Hotel Salicone

18.5 Norcia-Macerata.  –  Sono le canoniche sette del mattino quando sento il rumore della pioggia. Si mette male proprio il giorno della top tappa. Apro le persiane e un cielo plumbeo  mi da il buongiorno. Lo sguardo pessimista di Sergio che non ha dormito bene non mi aiuta. Nel briefing di colazione ci scambiamo sguardi incerti su cosa fare. La maggioranza decide di salire a Castelluccio in transit. Consulto il meteo.it, un vero disastro. Pioggia debole a Norcia, forte alle 10 a Forca Canapine, forse sole  a Montemonaco ma tempo incerto tutto il giorno. Il mio sogno sta sgretolando è dal mese di aprile che rivedo il video sui Monti Sibillini.

Va comunque tentata la conquista di Castelluccio con i suoi 1308 metri, non posso rinunciare alla salita di 20 chilometri con vista aerea sulla piana di Santa Scolastica.  Provo a fare l’ottimista però  mi metto la tenuta da pioggia. I miei compagni sorpresi non condividono la decisione. Mi accordo comunque per salire sul transit in caso di pioggia forte. Mentre raggiungo la bici da una finestra  dell’hotel sento la  voce di Gianni che in cerca di emozioni ha maturato la decisione di seguirmi.

Da circa un’ora stiamo pedalando sulla salita che conduce a Forca Canapine con  apprensione. Il cielo visibilmente scuro gentilmente trattiene la pioggia rispettoso del  nostro sforzo. Con Gianni condivido pareri sul panorama sottostante. Mentre ammiriamo i  contrasti di colore filosofiamo sulla conquista della vetta come se fossimo due alpinisti. Durante l’ascesa qualche goccia di pioggia si alterna a squarci di  sereno. Il pulmino  ci supera e ci da sicurezza. Dai finestrini intravedo il viso dei nostri amici che mostrano incertezza. Era meglio inforcare la bici oppure no? Ogni tanto si fermano ad aspettarci e fanno qualche foto.

Raggiungiamo la Casa cantoniera a m 1521 e fa molto freddo.  Dobbiamo coprirci con tutto ciò che abbiamo di pesante. Al bivio molliamo la strada per Forca Canapine e con una breve discesa raggiungiamo la piana di Castelluccio.  Il pulmino ci aspetta ai margini della mitica sp 477 di Forca di Presta e possiamo tirare il fiato. Alzo lo sguardo e mi vengono in mente visioni di paesi lontani. Cerco di descrivere ciò che vedo come se fossimo al cinema. Il grande schermo è diviso in tre. La parte inferiore è occupata dalla sconfinata estensione del Piano grande, la parte centrale mostra le colline da cui spuntano le famose piantine e in alto arroccato sulle pendici appare Castelluccio di Norcia. Ripenso com’era ieri(1), quando con mia moglie l’abbiamo raggiunto salendo in bici da Visso,  com’è oggi, un paese con poche case, dove è forte la tradizione della pastorizia (gli abitanti sono 190  le pecore circa 4 mila) e come sarà domani  quando cercherò di portarci altri amici.  La nebbia alzandosi scopre intorno un enorme corona di monti  su cui svetta il Monte Vettore. Anche senza colori della fioritura  siamo in presenza di uno stupendo film interpretato dalla natura. Un cielo minaccioso ci obbliga a ripartire in fretta per Forca di Presta. Manca poco per scollinare. Fermiamo il pulmino al passo che da queste parti chiamano forca e con soddisfazione ci cambiamo il vestiario, siamo sudati e sentiamo il bisogno di indossare maglie asciutte. Ripartiamo ma questa volta percorsi  pochi chilometri in discesa  un forte temporale ci rovescia addosso catinelle d’acqua. Sotto gli occhi indulgenti dei nostri amici e con un sospiro di sollievo troviamo riparo sul transit  decidendo di dire addio al resto della tappa. Proprio un’intensa bella giornata anche con la pioggia.

(1) Da un’idea di Alberto Minazzi, Giro in bici dei Monti Sibillini,  Ciclocittà, Varese, km 281, 17-23 agosto 2008, da Porto Recanati a Civitanova Marche passando da Macerata, Tolentino, Fiastra, Castelluccio, Montegallo, Force, Corridonia. Mappa Norcia-Macerata

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Sistemazione presso l’Hotel Arcadia

CON DON MATTEO TRA I TESORI D’ITALIA

Pedalando con Don Matteo. − Ma quella non è la bicicletta di don Matteo? “Sì, è lei. Cinquanta euro per fotografarla, cento per farci un giro”, scherza un inserviente della troupe. Anche per noi ciclisti-pellegrini sulla rotta Cecina-Porto Recanati, coast to coast dal Tirreno all’Adriatico attraverso l’Italia del vino, dell’olio, degli affreschi di Perugino e Pinturicchio? L’interlocutore scruta braghe azzurre, magliette arancione, braccia nude, abbronzate a metà come quelle dei camionisti. Le scruta nel sole della piazza del duomo a Spoleto e si mette a ridere. Non sappiamo se per la tenuta o per la sorpresa. All’improvviso dalla casa parrocchiale, dove dev’essere andato a truccarsi, spunta lui, il padrone della due ruote televisiva: telaio nero, freni a bacchetta, manubrio inox. Perbacco, Terence Hill in carne, ossa e clergyman, pronto a girare una scena della serie numero nove, un po’ dispiaciuto di non essere più a Gubbio, curioso di sperimentare la nuova location di don Matteo: sempre Umbria, ma Spoleto, la città del festival dei due mondi. Parentesi: l’ha inventato nel 1958 Gian Carlo Menotti da Cadegliano Viconago, profondo Nord, provincia di Varese, quasi Svizzera. Distante un ventina di metri, in camicia bianca di servizio, ecco il maresciallo Nino Frassica, appresso il suo capitano con la giacca nera della divisa slacciata. Sì, pedalando tra Pienza e Tondi, su e giù per le colline, siamo arrivati senza volerlo sul set della celebre fiction. Ci siamo fermati a mangiare una barretta energetica e per poco non  ci linciano: “State fuori campo”, urla il regista, “tutti lì, dietro il nastro bianco e rosso. Dentro solo le comparse. Grazie. Tra cinque minuti cominciamo”. Ma “ille”, nel senso di Hill, si avvicina attratto dal nome che abbiamo sul petto, Sant’Ambrogio Varese, nel senso della società ciclistica d’appartenenza, onusta di glorie, sapete, un tempo frequentata da gente che vinceva gare tra i professionisti. “Ah, Varese. Ci ho abitato negli anni ‘50”, dice don Matteo che allora si chiamava Mario Girotti, non ancora Trinità, e frequentava un liceo, forse lo Scientifico Galileo Ferraris. “Mio padre lavorava a Milano e io andavo a scuola prendendo il tram. Stavamo proprio a Sant’Ambrogio in una casa con una meridiana sulla facciata. Ho un bel ricordo”. E l’avrebbe articolato meglio quel ricordo se la sua assistente un po’ isterica non l’avesse trascinato in scena strappandolo a una squadra femminile di pallacanestro proveniente da Battipaglia che voleva la fotografia di gruppo con il belloccio stagionato: 74 anni, sul viso più che cerone intonaco, ma ancora un bel tronco di pino, direbbe la Littizzetto. Ciak ci gira: fine della ricreazione, di nuovo in sella.

Salite e torri medievali. − Già, perché non dobbiamo parlarvi di don Matteo ma di una lunga pedalata attraverso la Toscana, l’Umbria e le Marche che è stata singolare viaggio dell’anima alla riscoperta del Rinascimento con i suoi palazzi civici e le sue piazze, con i suoi borghi e le sue cattedrali. Quante immagini. In bicicletta lungo il percorso del Palio a Siena, sul pavè sotto le torri a San Gimignano, nel vicolo più stretto d’Italia a Città della Pieve, davanti all’abbazia di Sant’Antimo tra Bagno Vignoni e Montalcino: tu chiamale se vuoi emozioni, cantava Lucio. Ma basta un “wonderful” gridato da una turista americana, morbida dentro un camicione largo, per capire che la sindrome di Stendhal, affezione psicosomatica da esposizione alla bellezza di un’opera d’arte, non travolge solo il ciclista vagabondo. Lei ci dice che arriva da Chicago, sembra la più espansiva in un gruppetto modello docenti dell’Mit, gente un po’ grigia; non si capacita di come possa dirsi in crisi un Paese con tutto questo bendidio. Sting, mezza Inghilterra, un quarto di Stati Uniti hanno comprato un casale in Toscana e in Umbria. Se lo spread misurasse cultura saremmo campioni del mondo. Invece la Merkel si prende a schiaffoni. E forse ce li meritiamo perché per decenni abbiamo investito su pizza e mandolini. A Citta della Pieve, tanto per dire, i viandanti chiedono notizie dell’Arcuri che è nata da queste parti. Curiosità legittima: il meglio del creato comprende anche quelle cose lì. Ma la barista del caffè della piazza in cima a un colle dal quale si domina la Val di Chiana e s’intravede, in lontananza, il Trasimeno, vorrebbe dare notizie del suo concittadino Pietro Vannucci detto il Perugino. Non le dispiacerebbe indirizzare le comitive, oltre che alla casa natale della carabiniera, verso un anonimo portone affacciato sul corso dietro al quale ci si trova al cospetto di un grande affresco del sullodato pittore vissuto nel Cinquecento. Esso configura l’Adorazione dei Magi, misura sette metri per due e cinquanta: al Perugino, che era nato a Pieve, lo commissionario perché era un compaesano, ma con questa scusa non glielo pagarono mai. Perse duecento fiorini, trecentomila euro di oggi. Il conto l’ha fatto il guardiano del luogo che appartiene alla Confraternita di Santa Maria dei Bianchi, loggia antichissima cui si deve la processione delle croci nelle festività importanti: ciascuna pesa cinquanta chili e viene trasportata dai devoti.

Noi e la Russia. − Il raid ciclistico è di media difficoltà, diciamolo a scanso d’ostentazione d’eroismo. Cento-centoventi chilometri al giorno, novemila metri la somma dei dislivelli, furgone al seguito per portare i bagagli, cena e pernottamenti prenotati dai due caporali Mariano e Daniele. Sette pedalatori e uno chaffeur che di tanto in tanto aspetta in cima al poggio e scatta fotografie. Scopriamo di non esseri gli unici matti: fa lo stesso giro una squadra di russi, ma loro hanno al seguito anche una fanciulla bionda che pedala come Nibali. A Orvieto si dovrebbe tirare dritto: ma come si fa a non vedere il duomo e il pozzo di San Patrizio? Becchiamoci una salita, fuori programma, poi giù la testa fino a Norcia, la città di San Benedetto e della palle del nonno, salumi delle fattorie del posto esibiti nelle vetrine del centro storico che è una bomboniera. Terra di santi l’Umbria: a due passi c’è Cascia. E percorrendo la Val Nerina si capisce dove si sono ispirati i maestri napoletani dei presepi. Devono essere passati da Sellano, Piedipaterno, Ponte, tra boschi e cascate, devono aver adocchiato case di pietra gialle che spuntano, minuscole e non allineate, su cocuzzoli di colline, deve averli suggestionati la conformazione di una valle stretta scavata nei secoli dalla corrente del fiume Nera. E devono aver capito perché da queste parti un uomo chiamato Francesco si è messo parlare agli uccelli e ha tirato dalla sua un lupo, sedandone la ferocia. Incontriamo un pedalatore indigeno: si chiama Alvaro. Nasce un gemellaggio Norcia-Varese perfezionato nella locanda dei Bianconi, antica dinastia di ristoratori, preoccupati di come vanne le cose: meno gite scolastiche, meno turisti e qui si vive di ospitalità.

Il ciclone. − Il viaggio contempla nel finale una cima Coppi. Si trova a quota 1527 metri e scopriamo, sputando l’anima, perché hanno messo la parola Forca davanti al nome del luogo dal quale si scollina verso le Marche: Forca di Presta. La strada sale per una ventina di chilometri, la vegetazione si fa sempre più rada e di colpo svanisce in un vasto altopiano tappezzato di campi coltivati a lenticchie speciali, molto piccole. In cima a un promontorio sorge Castelluccio. Sulle pendici di una collina laterale i forestali di qui hanno disegnato lo Stivale italiano piantando con sapienza conifere. Cartolina dall’Italia e per l’Italia che ha bisogno di tornare a credere in se stessa. Macerata col suo sferisterio o e la sua antica università, Porto Recanati con una strage di conchiglie e di stelle marine scaraventate sulla spiaggia da una mareggiata, Loreto con aria di casa: un velivolo della Macchi, l’MB 339 delle Frecce Tricolori, accoglie i visitatori nello slargo che si apre verso il santuario mariano. Dentro un fraticello francescano ci mostra l’altare in marmo scolpito da Floriano Bodini e voluto dal varesino don Pasquale Macchi quando era vescovo qui.  Proprio necessaria la bicicletta per vedere queste cose? No. Ma guardare da una sella, all’ora del tramonto, le distese di grano sotto il paesino di Monticchiello, tra Siena e Pienza, dare tregua alle membra all’ombra di un casale, tutte queste sensazioni crescono e si moltiplicano alternando fatica e contemplazione. In un agriturismo di Casalpiano, sperduto nella campagna, ci è tornato in mente il Ciclone di Pieraccioni. A un certo punto, durante la cena con la famigliola dei fattori, minestra e pane, finocchiona e buon vino, ci è parso di rivedere Ceccherini, lo spilungone un po’ bischero che si dimenticava di dare il ramato alle vigne (Gianni Spartà, Con don Matteo tra i tesori d’Italia, Lombardia Oggi 9 giugno 2013, pp. 6-9).

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